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Un pensiero al giorno

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Meditazioni quotidiane

 

di Don Angelo Lolli

 

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55° Anniversario morte Don Lolli

Da "L’Amico degli Infermi”, Aprile 2013.

 

Pagina aperta

55º Anniversario della morte

del Servo di Dio, don Angelo Lolli

Il 17 aprile ricorre l’anniversario della morte del nostro Fondatore: 55 anni fa.

In questa occasione noi tutti di S. Teresa, ci riuniremo per ricordare non una persona morta, ma una persona che vive nell’eternità e che vive accanto a noi. Il nostro è un rendere grazie a Dio per avergli dato la vita, per avergli dato la vocazione sacerdotale e per l’eredità spirituale che ci ha lasciato.

In un suo scritto diceva: «Non voglio partirmi da questo mondo senza aver spinto la barca in alto mare». La sua morte non ha troncato il suo spingersi nel mare della sofferenza e dell’emarginazione, ma ha continuato a sospingere la barca al largo e a realizzare il suo sogno, attraverso le nostre povere persone: allargare il suo raggio d’azione per poter aiutare un più vasto numero di persone bisognose. Per grazia di Dio, siamo stati chiamati ad operare nel solco da lui tracciato e quindi a soccorrere i più bisognosi della nostra società.

Don Lolli ha ampliato gradatamente, casa dopo casa. Così noi oggi, gradatamente, abbiamo allargato sempre più il nostro raggio d’azione e presto ci spingeremo a Faenza. Certamente non abbiamo la sua statura spirituale, quindi, pur desiderandolo, non possiamo fare il bene come lo faceva lui, ma ci impegniamo perché il nostro servizio sia a solo gloria di Dio, come lui voleva. «Andare all’anima attraverso il corpo», diceva alle prime infermiere che andavano a fare l’assistenza a domicilio. Don Lolli è vivo nella sua Opera: ci guida e ci incoraggia continuamente attraverso i suoi scritti che sono per noi il faro che ci illumina, soprattutto nei momenti bui del cammino della vita. In quest’anno dedicato alla fede, più che mai è valido il suo messaggio. «La fede consiste soprattutto nel vedere Dio in tutto e vedere tutto in Dio. La fede deve penetrare in tutta l’essenza del mio essere in modo che non vi sia in me atto, pensiero o parola che non ne contenga come il profumo. La fede è luce all’intelletto e forza alla volontà. Quando uno crede fermamente nella maniera più assoluta che Dio è Creatore del mondo, Padre tenerissimo, amante delle nostre anime sino alla santa follia dell’Incarnazione, Crocifissione e Morte, quando uno sa che questo Dio tutto sa, tutto può, tutto vede, tutto provvede, ne trae la conseguenza che si deve sperare in Lui, si deve fidare di Lui, ci si deve abbandonare completamente, perdutamente nelle braccia della sua Divina Provvidenza».

Ecco il messaggio: lo spirito di fede, di confidenza, di amore e di abbandono sono stati l’anima dell’esperienza spirituale di Don Lolli.

 

Suore della Piccola Famiglia

di S. Teresa G.B.

 

L'omelia dell'Arcivescovo di Ravenna.

 

 

L’arcivescovo benedice il nuovo “bragozzino”,

la barca-simbolo dell’Opera Santa Teresa, voluta da Don Angelo Lolli.

Mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 10.00, l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia, Mons. Lorenzo Ghizzoni, dopo aver celebrato la Santa Messa per il 55° anniversario della morte di Don Angelo Lolli, Fondatore dell’Opera di S.Teresa di Ravenna, ha benedetto la nuova barca, simbolo dell’Opera stessa. Si tratta di un “bragozzino”, un modello veneziano a chiglia piatta adatto per la laguna, fabbricato in loco da un falegname veneto, che per l’occasione ha accelerato i tempi per consegnare la barca in tempo, con tanto di croce a prua e fiori a poppa. Lo stesso fondatore don Angelo Lolli ha voluto ardentemente questo simbolo: per lui la barca era il segno tangibile della sua visione universale dell’Opera, una struttura che secondo le sue intenzioni doveva abbracciare il mondo, prendere il largo per raggiungere tutti i poveri della terra, come dice nel  suo diario: “Non voglio partirmi da questo mondo senza aver spinto la barca in alto mare”. Un’immagine suggestiva, molto amata da don Angelo Lolli, che concretizzava l’idea di spingere il suo impegno di carità e di amore  verso il prossimo  attraverso confini sempre più lontani, con l’obiettivo di aiutare gli ultimi di tutte le nazionalità. Proprio l’inadeguatezza dei propri limiti e il desiderio di fare molto di più, sono una delle caratteristiche – ha detto l’Arcivescovo durante l’omelia nella chiesa di S.Teresa – che accomunava don Angelo Lolli e Santa Teresa di Lisieux; entrambi erano inquieti perché i loro “desiderata” erano superiori alla realtà. Don Angelo Lolli sentiva di dover aiutare sempre più i poveri, gli emarginati, i malati, i bisognosi e la sua opera non doveva essere circoscritta solo a Ravenna, ma doveva allargarsi verso orizzonti sempre più lontani. Di qui la scelta della barca come elemento concreto di questo amore verso il prossimo. L’Arcivescovo ha anche ricordato l’amore di don Lolli verso gli umili della terra attraverso i suoi scritti e gli articoli del Card. Ersilio Tonini: la casa di S. Teresa è la casa dei poveri – ha detto – dei più piccoli, dei sofferenti, dei laici e dei sacerdoti; deve essere aperta a tutti senza distinzioni di colore, razza, religione. E’ un’opera che Dio ha voluto e che si è concretizzata attraverso gli uomini, i volontari, i sacerdoti e le suore, nonché tutti i benefattori che la sostengono da tutta Italia. Ricordiamo che l’Opera di S. Teresa nata nel 1928 su iniziativa di don Angelo Lolli, il cui processo di beatificazione è in corso, è un pezzo importante nel cuore e nella storia del ravennati. Un bene prezioso per tutti perché non si sostituisce alle strutture della città ma si fonde insieme ad esse con spirito d’amore e di carità gratuito, in un abbraccio di solidarietà e di fratellanza secondo lo spirito del suo Fondatore.

 

 

 

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