L'amore dei poveri

20.03.2018

Nel Novembre del 2017 è stata celebratala Prima Giornata Mondiale dei Poveri, voluta fortemente da Papa Francesco e istituita
al termine del Giubileo della Misericordia. Nel messaggio di presentazione della I Giornata Mondiale dei Poveri, il Santo Padre ha proposto il tema “Non amiamo a parole ma con i fatti”, riprendendo, in filigrana, tutto il suo apostolato.
Il titolo ci richiama alle parole tratte dalla Prima Lettera di San Giovanni (1 Gv 3, 18): «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità».
Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere.
La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri».
I poveri sono persone da incontrare, accogliere, amare. La povertà non è un’entità astratta, ma “ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”.
(Messaggio del Santo Padre Francesco per la Prima Giornata Mondiale dei Poveri, 19 novembre 2017)

Nella storia ci sono stati “uomini e donne che in diversi modi hanno offerto la loro vita a servizio dei poveri”. Noi, che apparteniamo alla grande famiglia dell’Opera S. Teresa del Bambino Gesù, abbiamo come modello e guida la grande figura del nostro Fondatore, il Servo di Dio don Angelo Lolli (1880-1958). Così scriveva: “Com’è grande e sconfinato nel mondo il campo della miseria materiale e spirituale, della sofferenza fisica, intellettuale e morale!

Vi è una miseria che consiste nella privazione dei mezzi necessari alla vita e si chiama povertà. Vi è una miseria che consiste nella privazione della salute del corpo e si chiama malattia. Vi è una miseria che consiste nella privazione della pace, della gioia dell’anima e si chiama avvilimento, tristezza, disperazione. Vi è una miseria che consiste nella privazione di ogni luce, di ogni verità e si chiama ignoranza. Vi è infine una miseria che consiste nella privazione della conoscenza di Dio, dell’amicizia di
Dio, della grazia di Dio ed è la più grande di tutte e miserie. Chi ha l’anima grande comprende che la vita non ci è stata data per noi, ma per una missione di bene; chi ha il cuore buono sente e si commuove.

Chi ha la volontà generosa, insaziata di operare, di soccorrere, deve gloriarsi di essere un apostolo, un combattente contro ogni forma di miseria e di dolore, di farsi cioè un ricco donatore per chi è povero, un medico soccorritore per chi è malato, un consolatore
per chi è nell’afflizione, un maestro illuminatore per chi è avvolto nelle tenebre dell’ignoranza e dell’errore,
un sacerdote salvatore per chi è perduto nelle vie della colpa”.
“E dunque – continua a scrivere don Angelo – poiché il povero è un nostro fratello sofferente per le privazioni della vita, è un fratello umiliato, disperso, avvilito, è un rappresentante di Cristo, amiamolo veramente!

Amiamolo come ameremmo uno dei nostri fratelli, uno della nostra famiglia. Amiamolo come amiamo il sofferente, amiamolo come ameremmo Gesù Cristo. Siamo degli amici dei poveri. Questo nostro amore non sia soltanto un amore della volontà e del sentimento, ma un amore di opere. Dobbiamo soccorrere il povero per confortarlo, per aiutarlo a vincere le difficoltà provvedendo ai suoi bisogni. Ecco ’offerta dell’amore che conforta e solleva, delle opere che lo difendono ed aiutano, ecco la prestazione del nostro lavoro”.
Rispondiamo quindi all’invito del Papa, sull’esempio di don Angelo, di non restare inerti e rassegnati, ma di “rispondere con una nuova visione della vita e della società”