La fede ci spinge ad essere sale della terra

30.05.2018

La fede in Cristo risorto ci spinge
 ad essere sale della terra e luce del mondo. Con queste parole il Diacono Luciano Di Buò, inizia questo scritto. 
Spesso siamo insoddisfatti della società in cui stiamo vivendo. Ci lamentiamo delle cose che non vanno, delle scelte politiche, della mancanza, sempre più evidente, dei valori cristiani nella vita sociale, dell’indifferenza, dell’odio, della violenza, dell’ingiustizia che permea la convivenza umana.

Avvertiamo, come cristiani, un crescente disagio e smarrimento al punto che emerge sempre più insistentemente il desiderio di “ritirarci dal mondo” per stare in contesti e luoghi nei quali poter vivere con serenità la propria fede. E’ questa una forte tentazione che può essere vinta solo volgendo lo sguardo al Risorto, che siamo chiamati a contemplare in modo particolare in questo tempo pasquale che si prolunga fino a Pentecoste.

Infatti, la fede nel Cristo risorto trasforma l’esistenza, operando in noi una continua risurrezione, come scriveva San Paolo ai primi credenti: “Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5, 8-9).

Nella risurrezione di Gesù inizia una nuova condizione dell’essere uomini, che illumina e trasforma il nostro cammino di ogni giorno dandogli un senso nuovo, che ci spinge alla sequela di Cristo per “andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15), che ci chiama ad essere sale della terra e luce del mondo (rif. Mt 5, 13-14) e che apre alla speranza di un futuro immerso nell’eternità di Dio.
La fede in Cristo risorto non si concilia col disimpegno dalla società ma, al contrario, ci muove ad una forte testimonianza di vita, ad incarnare i valori in cui crediamo per fecondare la società di amore e carità. In Cristo troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per impegnarci nella vita sociale e politica per far nascere un mondo migliore.

Siamo chiamati ad essere in mezzo agli uomini quello che il sale è nel cibo e la luce è nel mondo.

Come il sale agisce negli alimenti in maniera discreta, sciogliendosi e perdendosi in un gustoso sapore, così ogni cristiano, in umiltà e senza chiasso, deve saper dare un sapore nuovo alle cose. Deve far rinascere il gusto ed il desiderio di ciò che è semplice al cospetto di un mondo che si esaurisce solo nella ricerca di mode sempre più strane.

Un cristiano che semina gioia, che si pone quale testimone di onestà o portatore di solidarietà, e lo fa senza parole sofisticate oppure ostentazioni vuote, esprime in maniera feconda il suo compito di essere sale della terra. Viceversa, un cristiano che non diventa una vera profezia con le parole e con le opere, rischia di essere insignificante, del tutto inutile.

Questa immagine del sale è completata da Gesù con quella della luce. Come Cristo è la luce che rischiara il cammino dell’umanità verso Dio, così noi cristiani, suoi seguaci, con la luce della nostra fede, siamo chiamati a manifestare Dio agli occhi del mondo. E tale annunzio non lo dobbiamo far passare solo attraverso le parole, ma attraverso la testimonianza delle opere: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere e rendano gloria al Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16). E le opere sono quelle che derivano dallo spirito delle Beatitudini; cioè, le opere della povertà, della mitezza, della misericordia, della carità ... le quali rendono visibile nella nostra vita la forza trasformante del Vangelo.

Solo davanti a queste opere il mondo saprà vedere la mano di Dio e leggerà sul volto di chi le compie i tratti del volto di Cristo.
Noi Cristiani speriamo nella vita eterna, ma sappiamo che l’unico modo per entrare nella vita eterna è vivere bene la vita nel tempo, facendola diventare prassi di giustizia e di amore. Per cambiare il mondo non serve allora criticare, stigmatizzare, ritirarci nel privato ma vivere autenticamente il nostro essere cristiani impegnandoci nella vita sociale e politica, senza paura di “sporcarsi le mani”, come ha detto Papa Francesco.
Non sfuggiamo ai nostri impegni e alle nostre responsabilità; sforziamoci di rimanervi fedeli, chiedendo umilmen- te il dono della perseveranza, perché sappiamo che solo “Chi persevererà fino alla fine sarà salvo”.