L'intelligenza umana: aspetto significativo a supporto dell'esistenza di dio

06.03.2019

Ecco l'articolo presente nel numero di Febbraio 2019 dell'Amico degli infermi nella sezione la pagina del Vice Direttore.

Un grave errore che spesso permea il ragionamento dell’uomo odierno, e dal quale deriva la sua infelicità, è quello di ritenere che Dio non esista. La sua presenza è negata perché non dimostrabile con il ragionamento, perché non verificabile scientificamente e anche perché percepita come motivo limitante della libertà individuale.

Questo atteggiamento, questo tentativo da parte dell’uomo di emanciparsi da Dio, è tuttavia la causa del male che dilaga nel mondo.

Senza Dio, che è amore, avanzano le violenze, le guerre, le divisioni, l’egoismo, le ingiustizie, ecc. Non riuscire a dimostrare con l’intelligenza umana, in maniera oggettiva, l’esistenza di Dio non significa che Dio non esista, ma solo che dio è inaccessibile all’uomo. Infatti, l’essere umano, l’intelligenza umana non può dimostrare l’esistenza di Dio per motivi filosofici razionali, perché qualora l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio, questo Dio sarebbe comunque controllabile dall’uomo, diventerebbe un prodotto della sua mente, e quindi non sarebbe Dio.
L’intelligenza non ci è data per mettere in dubbio l’esistenza di dio ma per farci compiere un percorso di conoscenza di Dio, come afferma Giovanni nella sua prima lettera: “Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio” (1 Gv. 5, 20).

Se l’uomo, con la sua intelligenza, si apre a Dio allora viene permeato dal dono dell’intelletto da parte dello Spirito Santo, che permette di “intus legere”, cioè di “leggere dentro” consentendo all’uomo stesso di capire le cose come le capisce Dio, con l’intelligenza di Dio. “L’intelletto è una grazia che solo lo Spirito Santo può infondere e che suscita in ogni cristiano la capacità di andare al di là dell’aspetto esterno della realtà e scrutare la profondità del pensiero di Dio e del suo disegno di salvezza” (Udienza Generale Papa Francesco del 30.04.2014). Questo dono dell’intelletto produce gli effetti descritti dall’apostolo Paolo rivolgendosi alla comunità di Corinto: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito” (1 Cor. 2, 9-10).

L’intelligenza che possediamo credo che sia di per sè un aspetto significativo a supporto dell’esistenza di Dio. Infatti, se Dio non esistesse, non ci sarebbe la vita eterna, allora l’intelligenza che l’uomo possiede sarebbe una “crudeltà”, perché lo spingerebbe ad appurare la limitatezza della sua esistenza, che s’infrange contro la barriera della morte. Solo con la presenza dell’eternità, e quindi di dio, l’intelligenza umana acquisirebbe il suo pieno significato: essa è data all’uomo per ricercare e conoscere dio che un giorno incontrerà. Anche la non verificabilità scientifica della presenza di Dio è stata confutata da alcuni scienziati italiani come Antonino Zichichi e il Premio Nobel Carlo Rubbia.
Il primo ha affermato che:

“Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c’è una Logica ci deve essere un Autore” e il secondo si è lasciato interrogare dal “perché” la scienza possa essere così efficace: “Se contiamo le galassie del mondo o dimostriamo l’esistenza delle particelle elementari, in modo analogo probabil-mente non possiamo avere prove di Dio. Ma, come ricercatore, sono profondamente colpito dall’ordine e dalla bellezza che trovo nel cosmo, così come all’interno delle cose materiali. E come osservatore della natura, non pos-so fare a meno di pensare che esiste un ordine superiore.

L’idea che tutto questo è il risultato del caso o della pura diversità statistica, per me è completamente inaccettabile. C’è un’Intelligenza ad un livello superiore, oltre all’esistenza dell’universo stesso”. nel cuore dell’uomo vi è un richiamo costante e insopprimibile a ricercare ciò per cui è stato fatto e allora solo quando scopre la presenza di dio dentro di sé trova la pace e riesce a capire fino in fondo il senso della pro-pria esistenza. In Dio l’uomo scopre veramente la sua identità. “Cristo […], proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua al-tissima vocazione” (C.C.C. n. 1701).

Diacono Luciano di Buò