Si è svolta nel pomeriggio del 31 dicembre la X edizione della Marcia della Pace di Ravenna, promossa dalla Diocesi e, in particolare, dall’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro in collaborazione con altre confessioni religiose del territorio. “Insieme per la pace” era il titolo dello striscione che ha accompagnato i manifestanti, partiti alle 15.30 dalla Chiesa ortodossa del patriarcato di Mosca (di via Candiano) intitolata alla Protezione della Madre di Dio.

La marcia è proseguita fino a raggiungere la chiesa di San Giovanni Battista, in via Girolamo Rossi, chiesa nella quale si ritrova per il culto la comunità greco-cattolica ucraina. Della prima comunità fanno parte fedeli russi e anche ucraini, della seconda, invece, cattolici di rito bizantino provenienti dal Paese “martoriato dalla guerra”, come ha detto Papa Francesco nell’angelus del giorno di Santo Stefano. “I cristiani non perdono la speranza anche quando sembra non possa più esserci. Perché ci è stata data una speranza affidabile. E anche un presente faticoso è affrontabile se la meta è certa”. Queste le parole dell’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, riprese da Il Risveglio.

L’iniziativa quest’anno, infatti, non poteva non essere dedicata alla drammatica guerra che si sta combattendo in Europa. Come sempre, il titolo della Marcia riprende il messaggio di Papa Francesco per la Giornata della pace del primo gennaio: ‘Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace’.

A camminare insieme e a prendere la parola, nelle altre tappe del percorso, Mustapha Toumi, tra i fondatori del centro islamico di Ravenna, padre Dan Vesea, parroco della Chiesa ortodossa rumena di Ravenna, l’assessore alle famiglie del Comune di Ravenna Livia Molducci, la presidente di Unicef Ravenna Mirella Borghi e Rita Lugaresi di Linea Rosa.