“Esserci per gli altri”. Le testimonianze di Giulia, Andrea, Giulio, volontari del dormitorio

Un mese fa si sono aperte le porte del dormitorio dell’Opera di Santa Teresa. Ad accogliere i primi ospiti e dare loro un caloroso benvenuto, con grande emozione, sono stati i volontari in prima linea, e poi i referenti del servizio, il direttore e vice direttore della fondazione. Il dormitorio “Card. Ersilio Tonini”, inaugurato lo scorso 2 ottobre alla presenza del Card. Matteo Maria Zuppi, potrà ospitare fino a 16 persone. La permanenza sarà di tipo settimanale, con la possibilità di chiedere il rinnovo per altri 7 giorni fino a un massimo di 3 mesi.

<< Provo sempre una grande gioia nel fare servizio in dormitorio  – racconta il volontario Andrea -. Ricordo ancora la prima sera,  gli sguardi contenti degli ospiti: finalmente avrebbero avuto un posto in cui trascorrere la notte al caldo e un letto vero. Tra loro c’è anche chi si sveglia presto per andare a lavorare, quindi riuscire a riposare è molto importante>>. Le storie degli utenti del dormitorio, stranieri e italiani, giovani e over 50, sono molto diverse: alcuni lavorano, ma non riescono a trovare casa, c’è chi è arrivato da poco in città e senza una rete familiare attorno, purtroppo è finito per strada. Ci sono persone che sono state costrette a lasciare il proprio Paese e hanno alle spalle storie dolorose, di estraniazione, persecuzione. <<Dobbiamo ancora ingranare nell’organizzazione, ma siamo fiduciosi>> aggiunge Andrea. Il regolamento prevede che dopo l’ingresso nei locali, gli assistiti facciano una doccia e ripongano i loro effetti personali. Prima di andare a dormire, si può trascorrere qualche ora in sala ristoro insieme ai volontari, per scambiare due chiacchiere e bere una tazza di tè.  Alle 22, si va in camera per la notte e si rispetta il silenzio fino alle 7 del mattino, orario di uscita.

<< La prima volta ero concentrata più sugli aspetti pratici: volevo fare tutto bene, speravo non capitassero imprevisti – racconta la volontaria Giulia -. Poi durante il servizio mi sono fermata un momento per osservare meglio i nostri ospiti. Erano nel corridoio, in fila, in attesa della doccia e sorridevano! Allora ho capito che l’accoglienza è un valore, che arricchisce non solo chi la riceve, ma anche chi la dona >>. Giulia ci spiega che ha scelto di fare questa esperienza <<perché l’Opera di Santa Teresa, attraverso le sue attività di carità, mi consente di testimoniare in maniera concreta i valori della solidarietà in cui credo fortemente>>.

<<Ho avuto modo di parlare con due ragazzi della Somalia che si erano conosciuti al dormitorio Buon Samaritano della parrocchia di San Rocco e che tramite il passaparola erano venuti a conoscenza di questa nuova strttura. Uno di loro, il giorno dopo si sarebbe dovuto alzare alle 5 del mattino per andare a lavoro in bicicletta. Era molto stanco, si vedeva, ma nonostante tutto ci sorrideva contento di poter trascorrere la notte al caldo>>. 

Anche Giulio, che a causa di certe difficoltà è ospite da qualche mese alla Casa della Carità di Santa Teresa, quando può dà una mano in dormitorio. Lui – come Daniele, Umberto, Vladimir, altre persone accolte alla Casa della Carità –  si dà molto da fare per aiutare i volontari e il personale della fondazione. È il suo modo, in un certo senso, per dimostrare riconoscenza verso una realtà che gli ha teso una mano nel momento del bisogno.<<Sentirsi utili per qualcuno – spiega – è la sensazione che più accomuna chi vive a Santa Teresa o partecipa alle sue attività: che tu sia un ospite o un volontario, poco cambia. Esserci per gli altri, fisicamente e moralmente, ci rende umani>>.

Un articolo sulle testimonianze dei nostri volontari è stato pubblicato anche sul giornale diocesano Risveglio 2000, potete leggerlo QUI.