Giulia tirocinante in psicologia a Santa Teresa: “Ho imparato a leggere il disagio oltre l’esplicita richiesta di aiuto”

L’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù di Ravenna si offre alle nuove generazioni anche come luogo in cui poter svolgere il proprio tirocinio scolastico (PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), universitario o post laurea. Da pochi giorni, Giulia Fulgieri, 25 anni, laureata in psicologia, ha concluso il suo stage pratico valutativo a Santa Teresa. Un periodo formativo durato 375 ore, dove ha potuto mettere in pratica le conoscenze acquisite durante gli anni di università.
Giulia, in cosa consisteva il tuo stage?
“Ho iniziato il mio tirocinio all’Opera a metà ottobre e ho finito i primi di febbraio 2026. Il mio compito consisteva nell’affiancare la mia tutor, la dott.ssa Linda Giuditta Bari, responsabile dei servizi di carità della fondazione, nell’ascolto, nell’accoglienza e nel supporto degli ospiti. Ho anche realizzato una parte più statistica e intrecciata ai numeri, così da mostrare in modo quantitativo il prezioso sostegno che l’Opera offre alle persone e alla comunità”.
Com’è stato lavorare all’Opera di Santa Teresa?
“Mi sono trovata molto bene, grazie soprattutto alle persone che mi hanno accompagnata lungo il percorso, come i volontari e il personale dipendente. Questo tirocinio mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con persone che si trovano in momenti di fragilità. Ho ascoltato le loro storie, le loro preoccupazioni e aspirazioni. Questo approccio mi ha insegnato a leggere il disagio oltre la richiesta esplicita di aiuto e a porre la sofferenza di ogni persona all’interno di storie tutte diverse. Tutto ciò mi ha fatto riflettere sull’importanza di evitare di affibbiare etichette e di accompagnare le persone nel riconoscimento delle proprie risorse e potenzialità”.
Qual è stata la parte più interessante e quella invece più critica (se ce n’è stata una)?
“La parte che ho apprezzato di più è stata, oltre all’ascolto e al supporto agli ospiti, vedere l’impegno ed il cuore che tutti nella struttura mettono nell’aiutare gli altri, creando quindi un clima positivo, amichevole e di sostegno reciproco. La parte più complicata forse quella di approfondire la conoscenza delle procedure relative ad alcune strutture di assistenza, come i servizi di bassa soglia, così come imparare a formulare interventi mirati ai bisogni di ciascuna persona, interventi per i quali la collaborazione e il lavoro in rete con assistenti sociali ed educatori, ad esempio, è stata fondamentale”.
C’è stata una storia che ti ha colpito particolarmente?
“Ho avuto la possibilità di costruire un bel legame con alcuni ospiti, fatto di fiducia e momenti piacevoli. Una storia che mi ha colpita in modo particolare è stata quella di un ragazzo cui avevano rubato tutto poco prima di arrivare per la prima volta a Santa Teresa; grande lavoratore, ha trovato spesso affitti troppo alti e porte sbattute in faccia dalle persone che avrebbero dovuto stargli vicino. Grazie anche a Santa Teresa, sta cercando un lavoro più dignitoso di quello attuale e vorrebbe trovare una casa per riscattarsi e riprendere in mano la sua vita. Se dovessi descrivere l’Opera di Santa Teresa in una parola sarebbe: accogliente. È un luogo che – se davvero una persona vuole impegnarsi per uscire dalla situazione di disagio in cui, per avvenimenti sfortunati o errori, si è trovata – offre grandi opportunità: garantisce un luogo sicuro in cui vivere per un certo periodo in tranquillità così da rimettere insieme i pezzi della propria esistenza e una rete solidale di persone attorno, pronte a dare sostegno”.
Giulia, come vedi il tuo futuro?
“Vorrei investire ancora sulla formazione frequentando corsi, magari anche un master sempre inerente all’ambito psicologico. Mi piacerebbe lavorare in più contesti così da poter approfondire le diverse realtà e i diversi bisogni”.

