Termina la vice direzione di Luciano Di Buò: “Lascio il testimone della carità in buone mani”

Ex vice direttore Luciano Di Buò

Con un decreto firmato dall’arcivescovo mons. Lorenzo Ghizzoni, nonché presidente dell’Opera di Santa Teresa, sono state rinnovate le cariche del consiglio d’amministrazione dell’ente tra cui anche quelle dirigenziali: don Alain González Valdès assume l’incarico di direttore dell’Opera, terminato da Don Alberto Graziani, mentre il dott. Matteo Casadio prende il posto del diacono, dott. Luciano Di Buò alla vice direzione.

Di seguito riportiamo i saluti del nostro ex vice direttore, Luciano Buò.

Di Buò: “Passo il testimone della carità in buone mani”

S. Paolo, verso la fine della sua vita, riassumendo tutto il suo operato e la sua battaglia spirituale, scrive al suo giovane e fedele collaboratore Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”  (2 Tm 4, 7-8). Non vorrei apparire irriverente ma questa frase, con l’aggiunta finale: “e ho passato il testimone in buone mani” descrive un po’ il mio stato d’animo in questo momento in cui termina il mio mandato da vice-direttore presso l’Opera di Santa Teresa. Mi torna alla mente quell’ormai lontano 5 luglio 2014 quando il l’Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni mi chiese, con mia grandissima sorpresa, di assumere la vice-direzione dell’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù. Dopo tre giorni di riflessione, nonostante la logica umana mi dicesse che avevo tutto da perdere in questo cambio di attività, pensando fosse una chiamata del Signore avvenuta attraverso l’Arcivescovo, con il supporto di mia moglie, accettai. Il 18.10.2014 avvenne il mio ingresso ufficiale all’Opera di Santa Teresa in qualità di Vice-Direttore. A 59 anni di età mi trovavo a ricominciare daccapo, senza più il punto di forza della mia laurea in Chimica, misurarmi con un’attività sconosciuta e senza la sicurezza che la mia azione sarebbe stata utile ed efficace. 

Non nego che nei primi tempi, vedendo la difficile situazione economico-finanziaria in cui versava l’Opera di Santa Teresa, con perdite incredibili della gestione ordinaria, con un indebitamento vertiginoso, e con la mentalità esistente, difficile ad accettare cambiamenti  perché passivamente ancorata al “si è fatto sempre così”, mi sono sentito schiacciato, caricato di una grande responsabilità, sia per le difformità strutturali e organizzative esistenti, rispetto ai requisiti tecnici e legislativi, e sia per la mancanza degli strumenti di controllo di gestione basati sulla previsione e la programmazione. A volte le lacrime mi solcavano il viso e spesso mi ritrovavo a fissare gli occhi sul Crocifisso e sull’immagine del Fondatore, don Angelo Lolli, appesi alla parete del mio ufficio, chiedendo loro di darmi le forze e la capacità per riuscire a portare l’Opera di Santa Teresa nella direzione che avevano pensato, perché mi avevano voluto loro in questo Ente e ora mi “dovevano” aiutare e supportare.  In questo lungo percorso esperienziale, quanti momenti difficili, quante amarezze per non essere a volte capito, ma anche quante gioie e quanta serenità interiore, perché tutto quello che portavo avanti sentivo che lo facevo non per me, ma per il bene dell’Opera di Santa Teresa e soprattutto vedevo che gli obiettivi venivano raggiunti, questo mi infondeva coraggio e mi dava la spinta per continuare, perché capivo che ero sulla buona strada. Quante volte mi sembrava di essere giunto al termine del percorso, vedendo dischiudersi davanti a me il baratro, per le tante cose da sistemare, regolarizzare, mettere a norma, cambiare, avendo debiti enormi e con le casse prosciugate. Ma ecco che veniva tesa una mano, si apriva una porta, si presentava un’opportunità inattesa. Quanti “miracoli” economici ha fatto don Angelo Lolli in questo periodo, se contassero per il processo di beatificazione sarebbe santo subito! Quante persone mi hanno dato fiducia, quanti “punti Paradiso” ho distribuito a quei fornitori di beni e servizi che sono venuti incontro alle esigenze dell’Opera di Santa Teresa e quanti professionisti mi hanno supportato negli svariati campi in cui dovevo spaziare per gestire questo Ente. Tante persone che hanno condiviso lo spirito dell’Opera di Santa Teresa e hanno agito come fosse una loro realtà. Questi segni della presenza del Signore hanno ampiamente compensato le mie fatiche e i momenti bui. 

Si ho combattuto “la buona battaglia” e, insieme all’Arcivescovo, che mi è stato sempre di supporto, al Consiglio di Amministrazione e a tutti i collaboratori e volontari, con le tante azioni intraprese e mettendo mano al patrimonio non strategico dell’Opera di Santa Teresa, siamo riusciti a ridare un futuro all’Ente e, in collaborazione con la Caritas diocesana, rilanciare la sua missione caritativa verso le nuove povertà attraverso: la mensa dei poveri, il servizio docce, guardaroba e ristoro, la casa della carità, il dormitorio. Senza dimenticare l’accoglienza di 50 studenti universitari e l’apertura dell’ambulatorio della solidarietà, in gestione della CRI, per le visite di extracomunitari sprovvisti di medico di base. Tante cose sono ancora da fare, sia per dare stabilità a questo processo di risanamento dell’Opera di Santa Teresa, e sia per apportare quelle migliorie impiantistiche che riducano gli alti costi delle utenze e aumentino il comfort ambientale.

Ma questa è un’altra storia, perché io, a 70 anni di vita,  dopo 11 anni e qualche mese di costante impegno presso l’Opera di Santa Teresa, con passione e volontà, dopo aver donato a questa realtà, che è dentro al mio cuore, gli ultimi tre anni lavorativi, è “terminata la mia corsa” e con il mese di gennaio 2026 “passo il testimone in buone mani” in questa corsa della carità.

A raccoglierlo è Matteo Casadio, carissimo amico, che dopo aver condiviso in gioventù l’impegno politico, per uno straordinario disegno divino ci siamo ritrovati, nell’età matura, a condividere, per un anno e mezzo, l’esperienza gestionale e caritativa nell’Opera di Santa Teresa. 

Ho “conservato la fede” perché vivendo fisicamente circa 60 ore alla settimana presso l’Ente, e continuamente con la mente ed il cuore, immerso nei problemi gestionali di ogni tipo, a volte caratterizzati da tensioni e incomprensioni, per la drammaticità dei momenti vissuti, il Signore mi è stato vicino e nonostante aver sperimentato momenti di aridità, sento la sua presenza e sono pronto ad accogliere con serenità la sua volontà ed essere ancora una volta suo strumento in questa fase matura della mia esistenza. Ringrazio mia moglie, che sempre mi ha incoraggiato e sostenuto, e saluto tutti voi cari lettori per la presenza e vicinanza che mi avete sempre dimostrato. 

                                                                                                                                                                       Diacono Luciano Di Buò